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Il patriarcato

Nel Ring le donne sono ridotte a meri uteri ciechi e incapaci di lottare per la propria vita. La Città è dominata dai Campioni, ma soprattutto dagli uomini: sono loro che combattono, sono loro che conquistano.

Le suffraggette

Non riesco a parlare delle suffragette senza emozionarmi.

Rather broken windows than broken promises

 

Strade in subbuglio, finestre spaccate, urla e calci. Le proteste delle suffragette potevano sembrare solo un ammasso di caos, dall’esterno. Ma erano molto di più.

Erano una liberazione dal patriarcato ma soprattutto da tutti gli schemi tossici che la società aveva imposto alle donne. Le loro proteste violente erano una catarsi collettiva, un fuoco controllato. Insomma, Emmeline Pankhurst era proprio punk.

Le combattenti del diciannovesimo e ventesimo secolo hanno ottenuto il diritto di voto – quindi il diritto di contare  –  a furia di bombe e disobbedienza civile: si sono fatte valere con l’azione. Per la prima volta, le donne hanno impugnato pietre e spaccato finestre.

Ma non lo facevano per appropriarsi dei «diritti degli uomini», lo facevano per rivendicare la loro importanza in quanto donne. Per questo si vestivano in modo estremamente femminile e classy: era importante dimostrare che non serviva essere un maschio per fare la differenza. 

Per quel che mi riguarda, le suffragette sono state un’ispirazione costante sia per la creazione della Ribellione che per la Distruzione.

Scoprirete voi come. 😉 

Penelope

Penelope (o Neli) è nata nella Metro A di Roma.

Il Ring era solo a pagina 20 o giù di lì.

È nata quando ho alzato lo sguardo dal telefono e ho visto un ragazzo tremendamente secco e per niente sobrio cercare di dominare una ragazza – probabilmente la sua compagna. Le sussurrava con tono rabbioso: «Hai parlato, hai parlato alle guardie.» E poi: «Lo sai che succede se parli alle guardie.» Seguito da una serie di minacce. Lei lo insultava ma rimaneva immobile. Erano entrambi seduti, ma lei era letteralmente schiacciata dal ragazzo. Eppure sembrava più in salute di lui. Sono sicura che se avesse voluto sarebbe riuscita a dargli uno spintone e liberarsi da quella situazione. E invece rimaneva ferma, lo sguardo infuocato dritto negli occhi dell’avversario che probabilmente aveva amato.

Mi sono guardata attorno. A fianco a loro c’era una signora di mezza età; ci siamo guardate, lei ha sorriso come a dire: “Non possiamo farci niente”. Se avessi avuto un altro corpo forse sarei intervenuta.

Se la ragazza avesse avuto gli artigli, sicuramente ne sarebbe uscita. Una volta letto Il Ring vi saranno più chiare le somiglianze con il primo incontro di Neli… 🙂 

 Lo scoprirete anche nel libro: Penelope è molto diversa dalle altre Ribelli. Si rifiuta di radersi a zero la testa, fa dei suoi capelli lunghi il suo orgoglio femminile. Se potesse, girerebbe come tutte le donne comuni. Per Penelope, ci si può ribellare solo nascondendosi. Quello che per Sayori è un individualismo necessario, per la Ribelle anticomformista non è altro che un ostacolo. Neli in qualche modo è un’outsider che conquista, potrebbe essere inadeguata e invece si fa amare dalla Ribellione.

Volendo fare una dolorosa trasposizione al mondo reale, se Penelope fosse in Iran si terrebbe il velo. Sayori potrebbe benissimo essere una di quelle donne coraggiose, un soldato per la libertà che prende i mezzi senza coprirsi la testa.

Lotterebbe in modo plateale, facendo da esempio per una comunità intera, ignorando le avversità e le conseguenze oppressive. Neli invece è diversa. Neli si terrebbe il vero e anzi, sarebbe il più possibile coperta. Perché ha una consapevolezza estrema delle sue capacità interiori. Sa usare il suo carisma. Seduce. E lo fa da donna, non da Ribelle. 

Le proteste in Iran sono state un’ispirazione somma per Il Ring, soprattutto per l’ultima parte del romanzo. All’inizio mi concentravo più sul fervore adolescenziale di Crys (e quindi anche un po’ sul mio) ma poi leggendo le notizie mi sono resa conto che qualcuno doveva parlare per le donne che stanno lottando e che stanno schivando le impiccagioni con un’eleganza che disarma. Sayori e Neli hanno esattamente questa funzione. 

Chiaramente, Il Ring non parla solo di questo. L’ho scritto in modo che gli artigli potessero essere un’allegoria per qualunque cosa tu stia passando. Ma da un punto di vista politico e sociale, le lame sono la consapevolezza di un popolo che impara di poter lottare e sovvertire un ordine dittatoriale o oppressivo. In questo caso, Tarq uccide come i dittatori, i Campioni sono un’oligarchia sadica. Gli artigli squarciano i veli e fanno vedere la realtà. 

Fammi sapere che ne pensi sui social! 😀

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