La lotta
«Nasci per lottare e muori lottando.»
Forse siamo più simili ai Campioni di quanto vorremmo.
La storia è costellata di lotte, di vincitori e vinti, ma soprattutto di speranze. In ogni protesta c’è il desiderio per un futuro migliore.

In ogni manifestazione di dissenso c’è qualcuno che si è messo in pericolo per dare la voce a chi altrimenti non l’avrebbe. E i Pride sono la dimostrazione perfetta di questa guerra positiva. Positiva per lo scopo, ma anche per il mezzo: i Pride esplodono di allegria, vedrai raramente una persona incazzata che marcia.
Combattiamo con la musica e il sorriso.
Credo che il Pride Month dovrebbe essere festeggiato da tutti – è il risultato di un combattimento, di una rivendicazione di orgoglio, una gara di artigli tra la libertà e l’oppressione. La comunità LGBTQ non si è arresa nei tempi più bui, e non si arrenderà nemmeno ora. Rivendichiamo una vita libera e allegra.
Ogni volta che vado ad un Pride so di essere circondata da persone che non mi giudicheranno mai. Non fa niente se sto tenendo per mano una ragazza o sono androgina: al Pride siamo come un fascio di luce, particelle tutte diverse dirette verso uno scopo comune. La libertà.
L’Affilatoio


Allo stesso modo, nella Ribellione nessuno ti chiederà del tuo passato. Non importa se prima eri una moglie convinta ed eri succube di un Campione. Non importa se sei il figlio di Tarq e tuo padre ucciderebbe tutti i Molli della Città. Nell’Affilatoio non si cercano le differenze ma le potenzialità.
Durante la scrittura dell’Affilatoio e in generale della Ribellione mi sono confrontata molto con il tema dei luoghi sicuri per la Comunità LGBTQ. Ho cercato di immaginare un luogo privo di pregiudizi ma anche propulsore di cambiamento e azione. Quattro mura dove poter essere orgogliosi senza paura. L’Affilatoio è un posto solo all’apparenza segreto e nascosto che, in realtà, risiede in ognuno di noi. È praticamente uno Stonewall Inn post-apocalittico.
Durante la scrittura dell’Affilatoio e in generale della Ribellione mi sono confrontata molto con il tema dei luoghi sicuri per la Comunità LGBTQ. Ho cercato di immaginare un luogo privo di pregiudizi ma anche propulsore di cambiamento e azione. Quattro mura dove poter essere orgogliosi senza paura. L’Affilatoio è un posto solo all’apparenza segreto e nascosto che, in realtà, risiede in ognuno di noi. È praticamente uno Stonewall Inn post-apocalittico.
La rabbia e l’arte
Secondo me, un po’ tutti gli artisti sono arrabbiati. Questo non vuol dire che teniamo il broncio o siamo incazzosi e rispondiamo male. Semplicemente ci rendiamo conto che qualcosa non va (oppure che qualcosa potrebbe non andare nel verso giusto). E quindi creiamo. Cerchiamo di contrastare quella massa oscura che sembra inevitabile con l’arte e, talvolta, la gioia. C’è chi lo fa con le parole, come il magnifico Jonathan Bazzi @jonathanbazzi oppure con le immagini, come Gianluca Manna @gianlucamannaillustratore. Noi possiamo cambiare la realtà che ci circonda oppure cambiare noi stessi. Entrambe le imprese sono estremamente ardue. Basta ricordare con orgoglio che non siamo mai soli.
Art Inspiration
Volevo elencarvi brevemente alcuni artisti LGBTQ che mi hanno ispirato molto.

LAUREN BOUSFIELD
E poi ci sono Stephen Fry e Alan Bennett con il loro umorismo disarmante, il celebre Pasolini, lə non-binary ante litteram Gluck, Keith Haring, Jessica Rankin, Wolfgang Tillmans. Siamo in molti. Non arrendiamoci e continuiamo a creare.

Pier Paolo Pasolini
Keith Haring
Heritage of Pride


Wolfgang Tillmans

Jessica Rankin
Incorporando ricami e ricami , il lavoro di Rankin ei suoi “dipinti ricamati” [6] in organza presentano una serie di “mappe mentali” con codici, segni e simboli che esplorano idee di memoria, intuizione e interpretazione.


