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PERIGEO

Un flusso di coscienza lunare sugli ululati, la Murgia, Arisa e Leopardi Oggi, Luna, hai scelto di avvicinarti. Quest’anno non siamo mai stati così vicini, e d’ora in poi saremo irrimediabilmente più lontani, indipendentemente da quello che ci piace pensare. […]

Un flusso di coscienza lunare sugli ululati, la Murgia, Arisa e Leopardi

Oggi, Luna, hai scelto di avvicinarti. Quest’anno non siamo mai stati così vicini, e d’ora in poi saremo irrimediabilmente più lontani, indipendentemente da quello che ci piace pensare.

Eppure io oggi ti sento lontanissima. 

Ma so che è perché, essenzialmente, sono cretina. In questi mesi ho passato circa 4-5h al giorno al telefono e quindi mi sono distrutta la vista. Sono sul balcone e ti fisso, Luna, e appena mi rendo conto che sei un po’ sfocata e non vedo i crateri nonostante tu sia vicinissima penso immediatamente: «Ammazza che casino, non posso dirlo a mio padre che vedo peggio, ‘sti occhiali sono costati un botto.» 

Sì, purtroppo penso in romano.  

Non provo nemmeno a togliermi gli occhiali. Li aggiusto sul naso e ripenso alle poesie che ti ho scritto quando ancora sapevo scrivere.

 Gli scrittori hanno sempre avuto un rapporto privilegiato con la Luna. O almeno è quello che vogliamo credere. In realtà è una gran cavolata. Tutti hanno, e pensano di avere, un rapporto unico con il nostro satellite. L’unica differenza è che lo scrittore è accostato all’immagine della Luna un po’ allo stesso modo dei lupi. Loro ululano, si cercano, espellono la loro solitudine estrema. Si connettono. E lo stesso può essere detto di noi che ci roviniamo la vista a furia di impilare parole l’una sopra l’altra. Scriviamo guardando la Luna. E scrivendo parliamo a nessuno e a tutti. Un libro aperto è un dialogo. Nell’immaginario collettivo, la Luna è un po’ il 7Cups degli scrittori.  

Personalmente credo che tu, Luna, sia stata la prima opera d’arte visibile dall’uomo. Sei magnifica e lontana. So che non ti capirò mai appieno, e forse questo vuol dire che invece ti ho capita proprio bene. Sicuramente sei arte. Ancora prima degli omini scolpiti nella roccia. Ancora prima delle prime pennellate e delle prime statuette tu, Luna, ci hai permesso di apprezzare la bellezza. Questa bellezza mi ha salvata nelle notti solitarie e bolognesi. Da casa mia non si vede la luna, sto al primo piano, ma mi bastava uscire fuori di casa che tu mi accoglievi in quella strada ancora mezza sconosciuta, in mezzo ai portici. E mi sorridevi. Luna, tu sei stata con me anche quando non avevo nessuno (o almeno così mi sembrava). 

 Leopardi non era un fuorisede come me, o meglio ha provato tutta la sua vita a diventarlo, cazzo ha addirittura tentato di scappare dal suo villone a Recanati pur di sperimentare la situazione affitti bolognese. Però anche lui amava la Luna. Leopardi il wannabe fuorisede scriveva della Luna: 

O graziosa luna, io mi rammento

che, or volge l'anno, sovra questo colle

io venia pien d'angoscia a rimirarti [...]

E chissà come lo faceva. Me lo immagino curvo sullo scrittoio che ha addirittura flesso a furia di scriverci sopra, intento a macinare tra le parole più belle che un italiano possa mai leggere in vita sua. Me lo immagino che creava. E penso al sequel. Voglio che sia arte o un prodotto? Il Ring è arte o è un prodotto? Importa davvero? Siamo tutti prodotti? 

Ma soprattutto. 

Leopardi ascoltava musica? 

Io ora sto ascoltando la colonna sonora di Oppenheimer. Oddio, in realtà è una balla. Sto sentendo in loop tre canzoni: Fission, Can you hear the music e Quantum Mechanics. Ogni tanto arriva qualche notifica di Discord

E penso al fatto di mettersi a nudo. 

Guardo la Luna e penso ad Arisa che posta i suoi nudi. 

Mi sento un po’ come quando sono andata a farmi un massaggio e continuavo a pensare alla Murgia. Sto stesa a pancia in giù, non faccio mai i massaggi, e penso alla Murgia. Penso a come vorrei che fosse viva, e che magari un massaggio del genere le sarebbe piaciuto, e che secondo me era il tipo di persona che si mette a chiacchierare con la massaggiatrice. Ho scritto era e mi è mancato un colpo al cuore. Avrei preferito aver sbagliato tempo verbale, invece purtroppo è giusto. Lei avrebbe parl parlerebbe anziché chiudere gli occhi e ascoltare quelle musiche tutte uguali che mettono in loop, ma poi non ti accorgi che sono in loop perché sono rilassanti, e in realtà sono fatte per rincoglionirti. 

E mi rendo conto che non me ne frega un cazzo di quello che penso. 

Penso al fatto che è vero, bisogna sempre parlare. 

Bisogna sempre ululare a una luna piena, anche se a volte questa non si vede bene. 

Penso alle donne attiviste che ululano da anni e ancora non vengono ascoltate dall’altro branco, dai lupi cacciatori, dai lupi che se vedono una lupa con un po’ di pelle scoperta allora pensano di scuoiarle la pelliccia, il suo orgoglio. 

Penso che tutto questo fa schifo per una civiltà che ormai il pelo se l’è tolto tutto, anche troppo. E mi rendo conto che Arisa dovrebbe essere l’ultimo dei nostri pensieri, e invece è finita su tutte le testate giornalistiche online. 

Mi rendo conto che questo post potrebbe sembrare il flusso di pensieri di una persona con l’ADHD. Che poi forse lo è. 

Guardo il cielo e Lei non è più sfocata. C’è una nuvola sopra, ma la vedo un po’ meglio. Non importano gli ostacoli. Se hai chiaro il tuo obiettivo, potrai fare ciò che vuoi. 

Penso a Rete 4. 

Cambio musica. Metto la musica phonk. All’inizio mi faceva schifo, poi ho iniziato a studiare costituzionale con Metamorphosis a palla e non ho mai smesso. 

E mi rendo conto che siamo in una metamorfosi continua. Io ogni giorno mi sveglio con la muta, con la pelle che si stacca come in quella scena terrificante di Oppenheimer dove si rende conto delle conseguenze della sua creazione.
Le nostre creazioni non devono renderci i nemici di noi stessi. 

Penso a Bhagavad Gita e alla distruzione di mondi. 

Penso a come siamo tutti Divinità di noi stessi. 

Che poi esistono anche gli atei e gli agnostici. 

È vero, possiamo essere anche atei di noi stessi. 

Possiamo essere agnostici e dubitare della nostra pelle, dell’energia che ci tiene insieme. Qui volevo citare Oppi ma non mi viene in mente la frase esatta sulle mani che non si attraversano grazie a quest’energia

Possiamo improvvisamente smettere di credere nelle nostre azioni e nei nostri ideali. 

Anche la Luna è antagonista di se stessa. Si fa illuminare dal Sole, il suo acerrimo nemico che però la rende visibile, le permette di essere vista. Siamo mossi dall’amore ma soprattutto dall’antagonismo. Dietro a ogni Luna Blu c’è un Sole giallo, giallissimo. 

Siamo gli antieroi di noi stessi?

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