
E invece per me sono bestie.
Però capisco la necessità di definirli umani. Le bestie non sono responsabili del loro comportamento. Gli animali agiscono solo e solamente secondo il loro istinto, gli animali lottano, gli animali ringhiano e squarciano i loro simili. Gli umani, in teoria no. In teoria gli umani si sanno controllare. In teoria gli umani parlano. Eppure non mi sembra la situazione che stiamo vivendo.
L’Italia è piena di bestie.
E le scarpe rosse sono macchiate del sangue che sgorgava dai loro denti.
Ed è vero che per me è not all men, but always a man, ma magari andrebbe corretto aggiungendo but they’re not really men.
Mi rifiuto di pensare che Filippo Turetta sia un uomo. Ed è vero che da futura giurista non potrei dirlo, perché è sacro e costituzionale che chiunque sia innocente fino a prova contraria e che tutti abbiano la garanzia dei propri diritti umani e fondamentali. Ma secondo me non è un uomo un essere che, consapevole del proprio vantaggio fisico e dell’innocenza e generale bontà d’animo della persona che si ritrova davanti, decide di farla fuori, di prenderla a calci, di trascinarla per i piedi, di scaraventarla nel sedile di dietro della propria Punto nera. E fa quasi impressione vedere quel post di Giulia dove viaggia nel bagagliaio con delle sue amiche.
Un essere del genere è una bestia che reagisce ai propri impulsi chimici e biologici e lascia che essi si impadroniscono delle braccia, della sua vita e di quella altrui.
Per me non è un uomo un essere che dopo un commento davanti alla tv prende un coltello per squarciare la pelle della madre del proprio figlio.
Abbiamo un problema serio.
Onestamente sono incazzata nera. E anche impaurita perché in Giulia mi ci sono rivista, e ho rivisto altre persone a me care.
E so che quello che sto per dire potrebbe causarmi problemi sempre per questa fissazione con la legge che ho scoperto di recente. Ma ho anche un’altra fissazione, ed è quella delle suffragette. Secondo me dovremmo tornare al ventesimo secolo. Dovremmo trovare la forza di iniziare a lottare collettivamente, dovremmo spaccare le finestre, buttarci in mezzo alla strada e gridare, far vedere che è una questione di vita o di morte, che siamo davanti a un’epidemia.
Moriamo davvero come mosche. Come mosche cadiamo in tante, e senza far rumore.
Ma dobbiamo iniziare a pungere.
La mia generazione per fortuna preferisce i fatti alle parole, e questo è già un passo avanti. Però secondo me possiamo ancora fare tanto. E lo dico da perfetta ipocrita – non sono una da manifestazioni, forse perché sono bassa e mi dà fastidio stare pressata in mezzo ad altre persone. Però credo nella lotta collettiva.
Gli uomini – quelli veri – secondo me in questo hanno una responsabilità enorme. Sono come i pochi Ribelli maschi del Ring. Se io fossi un uomo onestamente mi sentirei rivoltato dalla notizia di Giulia e dalle altre 105 vittime di questo 2023 così mortale per le donne. Perché noi possiamo essere spaventate e incazzate verso qualcuno, verso le bestie. Ma gli uomini dovrebbero guardarsi allo specchio, osservare le loro mani – mani che sicuramente non hanno mai stretto a pugno o afferrato un’arma – e ragionare: com’è possibile che un essere così simile a me possa fare delle cose così atroci? Potrei mai uccidere, io? E la risposta di un uomo vero sicuramente sarà no. Sarà no, perché sono un uomo. Gli altri sono bestie. Gli uomini veri provano orrore, davanti a queste notizie. Ma come disse Yori:
«Non ha senso essere dispiaciuti. Se vuoi fare qualcosa, fallo. E fallo nel miglior modo possibile.»
L’abbiamo detto con calma. Abbiamo fatto le panchine rosse e abbiamo appoggiato le scarpe color sangue. Ma a quanto pare non basta, perché gli interessati distoglievano lo sguardo.
Stavolta dobbiamo evitare che Giulia diventi un altro numero, un semplice +1 nelle statistiche. Dobbiamo ascoltare sua sorella Elena e il padre e, insieme a loro, rendere i parenti delle vittime di femminicidio portavoce di una nuova rivoluzione. Per fare in modo che la loro voce non venga dimenticata.
Ogni tre giorni viene uccisa una donna perché è donna da un uomo che in realtà è una bestia. Se non cambiamo niente, domani potrei tranquillamente essere io. Domani potresti essere tu.
«Ve l’ho già ripetuto diverse volte. Forse troppe. Ma non voglio che ve lo dimentichiate mai. Non importa da dove venite. Non importa quanti Campioni avete fatto godere, o quante bestie avete squarciato, o quante volte al giorno sguainate gli artigli. Dovete saperlo. Voi potete essere potenti! Voi potete distruggere. Volete eliminare queste cazzo di bestie, una volta per tutte?
Bru-cia!
Bru-cia!
BRU-CIA!»



